Annalisa Baldini è fashion designer e consulente per brand di nicchia tra Mosca, Singapore e l’Arabia Saudita. Nel 2011 lancia una collezione di lingerie chiamata D.AMANT e, nel 2017 ANNALISA BALDINI MILANO, linea di  womenswear dedicata alle donne amanti di una eleganza mai urlata, il cui leit motiv è Bring elegance back. Mentre a giorni è attesa da una grande prova con una nuova esperienza nell’insegnamento, ci facciamo raccontare qualcosa di più del suo brand.

Perché pensi che quello che fai tu sia il prodotto che mancava?
Il mio modo di vivere la moda è molto personale: desidero restare lontana dallo show-business, perché ho imparato ad abbandonare le persone tossiche nella mia vita, a lavorare in un team di persone positive, proattive, che non conoscono invidie e gelosie malsane. Questo lavoro ti dà tanto, ma in cambio richiede una forza interiore che può essere domata e gestita solamente attraverso una profonda consapevolezza di sé stessi.
Dal punto di vista più strettamente creativo, durante l’ideazione dei miei abiti mi sono inventata un gioco per coinvolgere le mie follower su Instagram in delle fashion challenge. Questo per me significa entrare nel mondo di ognuna di loro, esaudendo anche qualche desiderio. A che serve altrimenti creare abiti che nessuno indosserà?

Da dove prendi l’ispirazione?
Sembrerà strano, ma trovo d’ispirazione camminare in mezzo alla natura perché in quei momenti il mio corpo è libero dalle costrizioni quotidiane. Così riesco a sentire esattamente come l’abito che realizzerò cadrà sul corpo, immagino i tessuti ed i colori in totale armonia. Una volta a casa trasferisco tutto sul foglio da disegno e la matita scorre più fluida. Tutto questo sarebbe impossibile senza la musica, grande compagna di ogni mio momento creativo.

La persona/l’avvenimento che ti ha convinto a seguire questa strada?
Disegno abiti da quando ero bambina: mia nonna aveva un piccolo atelier e confezionava abiti per le sue signore, io aiutavo sempre, rapita da quel mondo fatto di pizzi e seta. Poi, dopo 10 anni in giro per il mondo per lavoro, mi sono trasferita a New York per qualche mese, dove ho legato subito con una ragazza che lavorava come fashion designer per Victoria’s Secret. Ho trascorso 4 settimane nel suo studio, sommersa di bozzetti, tessuti, idee, ispirazioni e da quel momento ho capito che quello era ciò che avrei voluto fare nella mia vita.

Chi ti piacerebbe che indossasse una tua creazione?
Non ho un modello di donna predefinito, ma non so perché gli abiti più belli nascono quando penso a mia madre. Con la mia famiglia ho trascorso molto tempo a Monaco quando ero ragazza e sono ancora legata a quell’eleganza senza tempo che è fatta di tagli semplici, in cui il tessuto è il protagonista. Quindi la mia donna sa apprezzare il lusso di un tessuto couture trasferito in un contesto street, qualcosa che si vorrebbe davvero avere sempre nell’armadio, facile da indossare, difficile da dimenticare. 

Ci dici i tuoi indirizzi top per lo shopping?
C’è una frase di mio padre che costantemente riecheggia nella mia mente quando mi trovo in un negozio: “Chi meno spende, più spende”. Per questo preferisco acquistare un capo solo ma di eccellente manifattura. Ultimamente apprezzo molto le piccole boutique di nicchia che alterno ai miei indirizzi storici delle maison internazionali. Ci sono alcuni brand emergenti che mi hanno letteralmente rapita. E poi, sarò scontata, ma a Firenze sarebbe un sacrilegio non entrare nel regno di Luisa Via Roma… anche solo per “rifarsi gli occhi”.