“COSI’ IL TEMPO PRESENTE” per il “Fuori Expo” della CNA nella vetrina di “Unici per Expo”

 
“COSI’ IL TEMPO PRESENTE”  per il “Fuori Expo” della CNA  nella vetrina di “Unici per Expo”

Al “Fuori Expo” di CNA, nella sede di via Savona 52, si entra nel cuore del Parco Sud di Milano con una mostra fotografica che ruota intorno all’Abbazia di Chiaravalle, luogo fondamentale per lo sviluppo economico della città. A proposito di “Nutrire il pianeta”, furono proprio i suoi monaci cistercensi a inventare la tecnica dei fontanili, che consentì di raddoppiare l’apporto di acqua ai campi, rendendoli incomparabilmente fertili. Da zona acquitrinosa quella del Parco Sud si è trasformata così lungo i secoli in una delle più fertili della Pianura Padana. Il percorso fotografico spazia dalle cascine-aziende agricole ai nuovi paesaggi urbani che delimitano il Parco, fino alle marcite e ai monaci dell’Abbazia di Chiaravalle, in un dialogo costante tra passato, presente e futuro, nella convinzione che dentro il divenire del mondo ogni fine può essere anche un nuovo inizio. Da qui il titolo : L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Cosí il tempo presente.
Un interessante lavoro a quattro mani di due aderenti ad AFIP/CNA Professioni, l’Associazione fotografi italiani professionisti presieduta da Giovanni Gastel: Altin Manaf e Andreas Ikomonu, una turca e un greco, una musulmana e un ortodosso, che – citando Leonardo da Vinci – hanno intitolato il loro lavoro dedicato all’Abbazia di Chiaravalle e a tutta la sua affascinante storia  COSI IL TEMPO PRESENTE”. Quaranta foto formato 30×40 divise in tre sezioni. Innanzitutto i monaci, oggi una ventina di persone, colti nelle loro attività quotidiane e sempre immortalati con tempi di scatto lunghi che evidenziano il loro movimento continuo: nel refettorio, in preghiera, al lavoro. L’abbazia venne fondata nell’agosto del 1135 da San Bernardo di Chiaravalle e da un gruppo di monaci Cistercensi provenienti da Clairvaux, in Borgogna. Sono stati loro a bonificare per primi i terreni acquitrinosi e a sperimentare nuove colture nella zona. Non solo: attraverso una complessa rete di rogge e fossati lungo la Vettabia hanno esteso le terre coltivate verso Pavia e Lodi, hanno aumentato la resa e arricchito la qualità del raccolto. Con austerità, preghiera, silenzio e duro lavoro, i principi fondamentali dell’ordine Cistercense.
Una seconda parte della mostra è dedicata alle marcite e ai campi esterni all’Abbazia seguendo come filo d’Arianna il Libro de li prati del monastero di Chiaravalle, taccuino con disegni a mano oggi ben spiegato dalle ricerche della Prof.ssa Maria Luisa Chiappa. L’antico testo documentava le operazioni di misurazione delle terre circostanti l’Abbazia di cui si metteva in luce il complesso reticolo di canali di irrigazione: rogge, fontanili e cavi che alimentavano il sistema delle “marcite”, mantenendo un perenne filo d’acqua che permetteva all’erba di non ghiacciare e di ricrescere velocemente.
L’ultima parte del percorso ha per oggetto la distruzione portata dal tempo, a cui l’uomo cerca di sottrarsi riallacciando i fili dispersi: con la riforma Napoleonica del 1798 il monastero di Chiaravalle viene soppresso, i monaci dispersi e i possedimenti (esclusa la chiesa) espropriati e venduti all’asta. Parte delle strutture, compreso il Grande Chiostro del Bramante, finiscono distrutte. Soltanto nel 1952, quando i monaci tonano nell’Abbazia, inizia la ricostruzione del monastero.

Via Savona 52, Milano