Alla Pinacoteca di Brera “Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499”

 
Alla  Pinacoteca di Brera “Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499”

Rinnovò profondamente  il linguaggio architettonico in Italia tra Quattro e Cinquecento. A cinquecento anni dalla morte di Donato Bramante (1443/44 – 1514), la Pinacoteca di Brera celebra l’artista con una mostra, che,  nel tratteggiarne la poliedrica personalità (“cosmografo, poeta volgare, et pittore valente… et gran prospettivo “ lo dice fra’ Sabba da Castiglione) ricostruisce il suo lungo soggiorno in Lombardia e a Milano.

La mostra è così rilevante, che  ha ricevuto l’importante sostegno di Giorgio Armani, che ha risposto con entusiasmo al Bando per la ricerca di finanziamenti lanciato dalla Pinacoteca di Brera nel maggio scorso A Milano l’artista rimase almeno dal 1477 fino al 1499, influenzando fortemente tutto l’ambiente culturale  lombardo. Spirito inquieto e ingegnoso, Donato Bramante si è sicuramente educato alla corte dei Montefeltro a Urbino, poi passò altrove, anche se non è sicuro tutto il percorso della formazione. Quado arriva  a Milano, è già un artista compiuto, capace di scardinare i parametri figurativi della tradizione locale.

Con straordinaria forza inventiva piega le regole della prospettiva e gli ordini dell’architettura classica in un linguaggio rigoroso, eloquente e coinvolgente. Il rinnovamento innescato da Bramante nel territorio lombardo, in un momento di straordinaria vitalità culturale della corte sforzesca (con la presenza tra gli altri di Leonardo da Vinci e del poeta fiorentino Bernardo Bellincioni) tocca non solo l’architettura, ma anche (e forse in modo più esteso) l’insieme delle arti figurative, ed è su queste che si incentra il percorso dell’esposizione. Ne subiscono il fascino tutti i protagonisti indiscussi della pittura rinascimentale in Lombardia: Vincenzo Foppa, Ambrogio Bergognone, Bartolomeo Suardi (che dal 1489 è noto con il soprannome di Bramantino), Bernardo Zenale, ma anche scultori, plasticatori, orafi e miniatori.

A sua volta Bramante è segnato dai materiali, dalle tecniche, dalle esigenze di prestigio di una corte per molti aspetti ancora legata al mondo tardogotico; saprà praticare un’architettura di mattoni e di materiali umili, destinata a occupare spazi ristretti e a soddisfare nello stesso tempo le ambizioni dei committenti. La tribuna di Santa Maria delle Grazie, innestata su di una struttura preesistente, è l’esempio migliore della stupefacente capacità dell’artista di conciliare il linguaggio “moderno” (e perciò all’antica) con quello delle epoche precedenti: una crescita espressiva che probabilmente poteva maturare solo in Lombardia, dove i modelli “classici” che Bramante ha guardato appartengono soprattutto ai secoli alti del Medioevo. Fino al  22 marzo 2015

F. D. S.

Pinacoteca di Brera

via Brera, 28 – Milano
Tel. 02 92800361

 

 

 

// / / /